Sea Eye e Sea Watch. Dopo 17 giorni migranti allo stremo, “ora porto sicuro”

In queste ore di stallo si moltiplicano gli appelli alla responsabilità europea per permettere lo sbarco dei 49 migranti a bordo delle due imbarcazioni. Asgi: “Illegittimo negare porto sicuro di sbarco”. Cir: “L’indifferenza dei paesi europei sta creando situazione pericolosa”. Libera: “Così retrocede il nostro grado di civiltà”

“Le persone resistono, come noi non saremmo in grado di fare, aiutandosi le une con le altre, anche se le condizioni metereologiche sono in peggioramento e molti sono allo stremo delle forze”. A parlare, in un’intervista a Radio radicale è Giorgia Linardi, portavoce di Sea Watch, la nave dell’ong olandese ferma a largo di Malta, con a bordo ormai da 17 giorni, 32 persone. “Nessuno dei rilievi che ci sono stati fatti dal governo italiano rappresenta una violazione del diritto internazionale: il barcone su cui si trovavano i migranti non era già affondato e questo è un bene, ma non presentava le condizioni di navigabilità che un natante deve avere, come specificato dal regolamento di Frontex agli articoli 9 e 10″ spiega ancora Linardi rispondendo alle accuse di palazzo Chigi e del ministro Toninelli sulle presunte violazioni che Sea Watch avrebbe compiuto nel salvataggio al largo della Libia, a Radio Radicale.

“Il soccorso in acque Sar libiche, area di responsabilità non di giurisdizione libica, è obbligatorio, come in qualsiasi altro tratto di mare per qualunque natante si trovi vicino al luogo da dove è partita la richiesta di aiuto. Se il comandante della nave dell’ong si fosse rifiutato di soccorrere, avrebbe commesso reato, secondo il diritto internazionale che noi -, prosegue la portavoce di Sea Watch – stiamo cercando di rispettare alla lettera’‘. Intanto la situazione sta diventando critica anche a bordo dell’altra imbarcazione, quella dell’ong Sea Eye, su cui comincia anche a scarseggiare l’acqua.

In queste ore di stallo si moltiplicano gli appelli alla responsabilità europea per permettere lo sbarco dei 49 migranti a bordo di Sea Watch (32 persone) e Sea Eye (17 persone). Dopo le parole di Papa Francesco di ieri, a scendere in campo oggi sono le organizzazioni che si occupano di diritti umani. Il Consiglio italiano per i rifugiati (Cir)esprime sconcerto e vivissima preoccupazione per la drammatica attesa alla quale si stanno costringendo queste persone, tra cui bambini molto piccoli. “Nonostante le condizioni meteorologiche avverse e in rapido peggioramento, nessun Paese Ue ha dato finora disponibilità ad aprire i propri porti per mettere al sicuro queste persone già fortemente provate – scrive in una nota -. Il rifiuto e l’indifferenza con i quali i Paesi europei stanno perpetrando una situazione di pericolo a scapito di persone in bisogno di protezione rappresenta non solo una gravissima violazione del diritto internazionale e dei diritti umani fondamentali, ma anche una preoccupante assenza di umanità”.

Il Cir ricorda che nel 2018 sono arrivati in Italia poco più di 20.000 persone: “il Ministro dell’Interno ha ribadito, ancora una volta, con una pervicacia degna di miglior causa, la chiusura dei porti italiani”. “Questa è la straordinaria situazione in cui ci siamo cacciati: pensare che il destino del nostro Paese sia legato all’approdo di quaranta o più disperati che rischiano la vita in mare per fuggire da guerre e persecuzioni” sottolinea il direttore del CIR, Mario Morcone. L’organizzazione chiede alle istituzioni italiane ed europee che venga al più presto individuato un porto sicuro perché sia data legittima accoglienza alle persone a bordo delle due navi.

Sulla stessa scia anche l’associazione Libera di Don Ciotti. “La situazione in cui versano le 49 persone da settimane a bordo delle navi Sea Watch e della Sea Eye a cui viene impedito di mettere piede a terra, ci retrocede come tante altre vicende recenti e meno recenti nel grado di civiltà e di umanità. Davanti a questi fatti drammatici dobbiamo provare tanta nostalgia di umanità, stiamo parlando di persone. Resistere oggi significa esistere – sottolinea l’associazione – Non limitarsi ad assecondare il corso della storia ma assumersi la responsabilità di deviarla quando vediamo che sta prendendo una direzione contraria alla libertà e alla dignità delle persone e alla loro speranza di giustizia. Ci fa soffrire vedere le forze di governo giocare una loro battaglia politica sulla pelle,sulla fragilità e sulla sofferenza delle persone”. Secondo Libera l’operato dell’Europa è “gravemente insufficiente ed è giusto che l’ Europa si faccia carico nel suo insieme di una tragedia che ha contribuito non poco a provocare ma le inadempienze della politica non possono ricadere sulle spalle degli ultimi e degli indifesi, usati oggi come strumenti di ricatto per bassi giochi di potere. Quindi ben venga la ricerca di accordi vincolanti a livello continentale, ma intanto le persone si soccorrono e si accolgono. È questo il dovere della politica, ma è anche il compito di un popolo che ha dimostrato tante volte la sua vocazione all’ospitalità e alla solidarietà”. 

Per l’Asgi, l’associazione studi giuridici sull’immigrazione è Illegittimo negare l’attracco in un porto sicuro. “Da giuristi non possiamo quindi che denunciare, ancora una volta, l’illegittimità di quanto sta, nuovamente, accadendo nel Mediterraneo: il diritto di sbarco in un porto sicuro viene posto in discussione in ogni singolo episodio di salvataggio, senza considerazione alcuna per le norme – scrivono in una nota -.Sono solo gli ultimi casi di uno stillicidio ormai costante in spregio del diritto e fuori da ogni inesistente ‘invasione’, ammontando gli sbarchi nel 2018 a poco più di 20.000”. L’Asgi ribadisce che secondo il diritto internazionale del mare (Convenzione Sar sulla ricerca e il soccorso in mare ratificata dall’Italia nel 1989; Convenzione Solas sulla salvaguardia della vita umana in mare ratificata dall’Italia nel 1980 e la Convenzione delle Nazioni unite sul diritto del mare, ratificata nel 1994, tra le altre) gli Stati e, quindi, anche le autorità italiane, hanno l’obbligo di adottare tutte le misure necessarie a che tutte le persone soccorse possano sbarcare nel più breve tempo possibile in un luogo sicuro; il rifiuto di consentire lo sbarco, in particolare a persone vulnerabili (donne e bambini, anche piccolissimi) sfuggite a torture e violenze, che oggi si trovano in permanenza prolungata su una nave in condizioni di sovraffollamento e di promiscuità e con bisogno di accesso a cure mediche e a generi di prima necessità viola inoltre le norme a tutela dei diritti umani fondamentali e sulla protezione dei rifugiati, in particolare l’art.2 (diritto alla vita) e l’art.3 (divieto di trattamenti inumani e degradanti) della Convenzione europea per i diritti dell’Uomo, oltre che il principio di non refoulement e il diritto di accedere alla procedura di asilo sanciti dalla Convenzione di Ginevra, dal diritto comunitario e dall’art.10 c.3 della Costituzione italiana.

Per questo l’Asgi si riserva di “supportare e promuovere ogni azione giudiziaria nelle sedi competenti per ingiungere il rispetto del diritto e sanzionare le violazioni in essere e l’indebita strumentalizzazione della situazione di persone vulnerabili al fine di porre in discussione le regole di ripartizione dei richiedenti asilo nell’Unione Europea al di fuori delle sedi proprie”. (ec)

Da Redattore Sociale

http://www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/613804/Sea-Eye-e-Sea-Watch-Dopo-17-giorni-migranti-allo-stremo-ora-porto-sicuro?UA-11580724-2

 

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