Diritto alla riparabilità

Una  petizione per contrastare l’economia usa e getta.

Quasi 80 mila firmatari chiedono all’Italia di contribuire a non depotenziare il pacchetto per un’economia circolare voluto dalla Commissione europea puntando su prodotti elettronici riparabili. “Chiediamo che questi oggetti si possano aprire, che i libretti di istruzioni siano più leggibili”.

“Siamo stanchi dell’obsolescenza prematura dei prodotti che compriamo”. Dicono questo i quasi 80 mila firmatari della petizione “Garantire il diritto alla riparabilità nel pacchetto sull’economia circolare in Europa”. Indicano l’Italia come uno dei Paesi che sta ostacolando “alcune misure chiave del Pacchetto sull’Economia circolare”, adottate dalla Commissione europea per “per aiutare le imprese e i consumatori europei a compiere la transizione verso un’economia più forte e più circolare, in cui le risorse siano utilizzate in modo più sostenibile”, si legge sul sito dell’istituzione. “Il 10 gennaio ci saranno le ultime votazioni utili in ambito europeo legate al pacchetto Ecodesign e requisiti energetici, che dovrebbero vincolare i produttori a rendere reperibili più a lungo i pezzi di ricambio e a progettare un design che garantisca a tutti di aprire più facilmente i prodotti per aggiustarli. Per questo chiediamo all’Italia di non contribuire a diluire una norma che era partita come molto stringente”, afferma Donatella Pavan, fondatrice di Giacimenti Urbani, l’associazione che insieme a Restarters Milano ha lanciato la raccolta firme a settembre 2018. “Il 5 dicembre l’abbiamo letta pubblicamente al ministero dell’Ambiente, nell’ambito della Settimana europea per la riduzione dei rifiuti, e l’abbiamo consegnata al ministro Sergio Costa perché la sostenesse”.

Il documento chiede ai politici di mettere da parte le pressioni che possono arrivare dal mondo dei produttori, per sostenere invece misure capaci di “trasformare la nostra attuale economia ‘usa e getta’”. Invita a non perdere l’occasione, in un momento di particolare sensibilità e supporto diffuso alla lotta contro gli sprechi. “Un’inchiesta realizzata da Eurobarometer rivela che il 77% dei cittadini europei è a favore di prodotti più riparabili”, si afferma nel testo della petizione, mentre ogni anno, secondo le stime, produciamo 50 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici. “L’anno scorso, il Parlamento Europeo ha preso posizione votando in favore di prodotti elettronici più riparabili – recita la petizione -. L’Italia deve sostenere il Diritto alla riparazione, che allo stesso tempo aiuterà i nostri portafogli, e salverà il pianeta”. “Chiediamo che questi oggetti si possano aprire, quindi riparare, che i libretti di istruzioni siano più leggibili”, chiarisce Pavan, richiamandosi agli obiettivi europei per il riciclo e la longevità dei nuovi prodotti elettronici.

L’obiettivo delle associazioni ambientaliste è evitare che venga depotenziato e reso meno efficace nella sua applicazione lo strumento messo a punto per garantire un sistema più sostenibile: “La Commissione europea ha lavorato per anni sul Pacchetto sull’economia circolare – scrivono – con politiche per governare le risorse e i rifiuti, che fissano obiettivi per il riciclo più ambiziosi e nuove misure che renderanno elettrodomestici e prodotti elettronici più riparabili e longevigarantendo: l’accesso ai pezzi di ricambio, la documentazione per la riparazione, la facilità di smontaggio”. Il loro appello è indirizzato al commissario europeo per l’Ambiente Karmenu Vella, alla Commissione europea, al presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, al ministro dell’Ambiente Sergio Costa.

Di Benedetta Aledda da Redattore Sociale

http://www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/613639/Diritto-alla-riparabilita-una-petizione-per-contrastare-l-economia-usa-e-getta?UA-11580724-2

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