Cibo e farmaci, a Taranto non si spreca nulla

Grazie a volontari e ragazzi.

Nel capoluogo jonico 9 associazioni formano la rete “Spreco zero Taranto” coordinata dal Csv. Puntano tra l’altro ad aprire un emporio solidale. E 9 scuole danno vita al progetto “Tesori… nei rifiuti”, un’eccellenza riconosciuta a livello nazionale.

Ogni anno nelle case italiane si sprecano quasi 12 miliardi di euro di alimenti, un’enorme quantità di cibo che finisce nei cassonetti. Se lo spreco alimentare annuo vale infatti oltre 15 miliardi di euro complessivi (l’0,88% del Pil), solo il 21,1% circa avviene nella filiera produzione-distribuzione, mentre tutto il restante 78,9% è domestico.

Il fenomeno, che interessa in misura considerevole anche i farmaci, è particolarmente sentito nelle città in cui, negli ultimi anni, si sono sentite con più durezza le conseguenze della crisi, portando molte famiglie sotto la “soglia di povertà” o all’indigenza, a volte solo a causa di un licenziamento e di una grave malattia.

È il caso di Taranto, dove alcuni enti del terzo settore hanno appena costituito la Rete “Spreco zero Taranto”. Coordinata dal Centro di servizio per il volontariatodella provincia, al momento ne fanno parte le associazioni Amici di Manaus (capofila), Apmar, Europa Solidale, Federconsumatori, Auser Tamburi, Caritas San Giovanni Bosco, Caritas Madonna di Fatima, Caritas Sant’Egidio e la Sezione Enpa di Taranto.

La rete “Spreco zero Taranto” intende realizzare sul territorio una serie di iniziative per contrastare lo spreco alimentare e quello di famaci, attività in cui saranno coinvolti, oltre alle Istituzioni, gli esercizi commerciali e le farmacie. Fondamentale sarà il ruolo della scuola. L’obiettivo finale è ambizioso: la creazione a Taranto di un emporio solidale.

La rete vanta al suo interno esperienze che ora si intende sviluppare grazie alla collaborazione con altri soggetti. Già dal 2013, infatti, nel capoluogo jonico i volontari di Amici di Manaus raccolgono periodicamente le derrate alimentari donate da diversi esercizi commerciali con le quali, in una struttura della concattedrale Gran Madre di Dio, confezionano pacchi per le numerose famiglie indigenti segnalate dalle parrocchie (i beneficiari vengono individuati in base al modello Isee).

Da questa esperienza, grazie a un protocollo sottoscritto nel 2016 tra Amici di Manaus e l’Iiss Pacinotti, è nato il progetto “Tesori… nei rifiuti. No allo spreco alimentare”: protagonisti sono gli studenti dell’Istituto scolastico opportunamente formati con diverse lezioni sull’importanza del cibo e sul “food waste”. Due volte al mese i ragazzi coinvolti si recano nel primo pomeriggio, fuori dall’orario scolastico, presso esercizi commerciali convenzionati per recuperare generi alimentari in scadenza, altrimenti destinati alla discarica, con i quali dopo appena un’ora confezionano pacchi da donare alle famiglie. In questa iniziativa i volontari di Amici di Manaus hanno un ruolo di coordinamento e di individuazione dei nuclei familiari.

Questo progetto è considerato una buona prassi a livello nazionale, tanto da essere stato presentato all’università Bocconi di Milano per due anni al Forum internazionale sull’alimentazione e la nutrizione e il 5 febbraio scorso alla Fao per la sesta Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare. Di recente il progetto “Tesori…nei rifiuti” si è sviluppato ulteriormente con la sottoscrizione del protocollo d’intesa da parte di altre nove scuole del territorio (scuola media Colombo, Ic Alfieri, Ic Sciascia, Ic Salvemini, Ic San Giovanni Bosco, Ic Dante, Ic Martellotta, Ic De Carolis e XIII Circolo Pertini) che hanno così costituito una nuova rete contro lo spreco alimentare: il Pacinotti fornirà assistenza nella formazione e nell’affiancamento dei ragazzi in veste di tutor.

Un’altra buona prassi nella lotta allo spreco alimentare è realizzata dal 2014 con il progetto “Cibo cotto” dall’associazione Europa Solidale: ogni giorno nel pomeriggio i volontari prelevano presso una struttura sanitaria tarantina i pasti inutilizzati, per poi portarli a una mensa sociale che li utilizza in serata nel refettorio.

di Marco Amatimaggio su VITA del 27 febbraio 2019

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