Arriva la prima norma in Italia e in Europa sulla Progettazione sociale

E’ stata pubblicata la norma UNI 11746:2019 “Attività professionali non regolamentate – Progettista Sociale – Requisiti di conoscenza, abilità e competenza”, dopo una lunga fase (sei anni) di preparazione e studio congiunto tra tutte le parti interessate: Forum Nazionale del Terzo Settore, PMI® Central Italy Chapter, Ministero del Lavoro/Agenzia Nazionale Politiche Attive Lavoro-ANPAL e Associazione Italiana Progettisti Sociali-APIS, in coordinamento con UNI-Ente Italiano di Normazione, titolare del percorso di normazione.

È importante perchè si tratta della prima norma in Italia e in Europa sulla progettazione sociale, che definisce i requisiti del progettista sociale, figura chiave in ogni realtà non profit, dal welfare al tempo libero, che fino ad oggi non era regolamentata.
Il progettista sociale è il professionista che non può mancare mai, perché non si dà missione sociale senza progettazione sociale.
Sulla base dei dati del Censimento del Non Profit del 2011 e dell’ultima rilevazione Istat che conta 336mila organizzazioni non profit attive in Italia, si calcola che vi siano circa 16mila soggetti che esercitano in modo esclusivo o prevalente tale professione.
Eppure quella del progettista sociale è una funzione ancora largamente sommersa, che si sovrappone e si confonde a quella del fundraiser o è ridotta a quella di chi scrive e rendiconta progetti in risposta a bandi: sono migliaia gli esperti e operatori della progettazione sociale che, a diverso titolo, si spendono nelle organizzazioni del Terzo Settore, dell’Amministrazione Pubblica e dell’Impresa, spesso lavorando in una condizione di faticoso anonimato professionale.

Il progettista sociale è un operatore specializzato che sviluppa e concorre alla realizzazione di progetti sociali, assumendosene la responsabilità di processo dall’ideazione, alla pianificazione, all’esecuzione, al controllo e monitoraggio e alla chiusura.

La noma tecnica UNI 11746 ne specifica i requisiti, a partire da compiti e attività specifiche identificati, in termini di conoscenza, abilità e competenza, in conformità al Quadro europeo delle qualifiche (European Qualifications Framework – EQF) e sono espressi in maniera tale da agevolare i processi di valutazione e convalida dei risultati dell’apprendimento.

Il progetto sociale è un intervento sistemico e organizzato, partecipato da più soggetti, orientato a produrre risultati apprezzabili e direttamente finalizzato all’interesse generale.
I progetti sociali riguardano principalmente 3 aree specifiche:
– progettazione di interventi di welfare nell’ambito dell’assistenza, della salute e della cultura;
– progettazione di interventi di formazione;
– progettazione di interventi di cooperazione internazionale allo sviluppo.

Inoltre, il progetto sociale offre un valore aggiunto alla società, in quanto effettua la ricognizione, l’attivazione e la messa in sinergia di risorse, capacità e disponibilità potenzialmente presenti, per sviluppare iniziative civiche, solidaristiche e di utilità sociale, in vista del perseguimento dell’interesse generale.

All’interno della norma UNI 11746 sono citati i seguenti riferimenti normativi:
– UNI CEI EN ISO/IEC 17024 Valutazione della conformità – Requisiti generali per organismi che eseguono la certificazione di persone;
– UNI 11648 Attività professionali non regolamentate – Project manager – Definizione dei requisiti di conoscenza, abilità e competenza.

La norma UNI 11746, oltre a definire i processi e le attività che caratterizzano la progettazione sociale, identifica le competenze richieste e i requisiti formativi e di apprendimento minimi per accedere alla professione del progettista sociale.
A dimostrazione di un profilo fortemente eclettico, le conoscenze e le abilità richieste al progettista sociale attraversano diversi campi di specializzazione sociale, economica e gestionale: dalle tecniche di reportistica sociale alla conoscenza della normativa di riferimento, dai metodi di lavoro di rete a elementi di diritto amministrativo, dalle metodologie di project management alle tecniche di pianificazione finanziaria e molto altro.
Tra i requisiti di accesso sono indicati: laurea triennale a indirizzo sociale, accompagnata da un’esperienza triennale in attività di elaborazione e presentazione di progetti e da un’esperienza biennale di coordinamento e gestione progettuale. Questi requisiti formativi possono essere, in assenza di una formazione universitaria, sostituiti da un’esperienza più lunga in ambito di elaborazione, coordinamento e gestione progettuale.

 

da nonprofitonline.it del 20 maggio 2019

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